Punta Caprera, goulotte del triangolo

Quando il candido manto delle prime nevicate avvolge le cime lontane e la brina fa da tappeto ai passi incerti del mattino si risvegliano nel cuore dell’alpinista le passioni taciute durante l’estate. La lotta con l’alpe torna a struggere i suoi pensieri e lo spirito d’esplorazione guida i suoi passi alla ricerca dei flussi ghiacciati in remote ed impervie valli…
Per fortuna io abito in città, la mattina me ne vado comodamente a lavoro in bici senza prendere troppo freddo e ho sempre a portata di smartphone una connessione internet, così senza troppa sbatta trovo su gulliver bella e pronta la relazione della goulotte del triangolo a Punta Caprera. Un paio di chiamate con Paolo per mettersi d’accordo, poi un altro paio per rimettersi d’accordo, poi un altro paio ancora e alla fine anche la sua cronica indecisione è superata. Così domenica mattina ci ritroviamo sotto casa mia pronti a partire, quattro alpinisti spavaldi con annessi zaini, cambio per l’aperitivo in piazza vitto, pezzi della casa di Paolo e altri oggetti non identificati stipati nella sua minuscola i10 alla volta della Val Varaita. Un paio di caffè e altrettante deviazioni più o meno intenzionali nell’insidiosissima campagna cuneese e in poco più di due lunghissime ore siamo al parcheggio. La tenue luce dell’alba che scaccia le tenebre, un comodo sentiero, il rumore dei passi che fa da controcanto al mormorare gioioso del ruscello, i piedi stretti negli scarponi rigidi, il sudore sulla schiena che se mi scopro si gela, lo zaino che mi spacca le spalle e la gioia di essere finalmente di nuovo in montagna…ah che vita! Al parcheggio è subito chiaro che oggi non saremo gli unici nè tantomeno tra i primi, così ce la prendiamo comoda e ci godiamo la camminata. Il succitato triangolo di Punta Caprera è una curiosa formazione rocciosa che guardacaso ha proprio la forma di un triangolo e non facciamo in tempo ad immaginarci le vie di arrampicata che lo percorrono che scorgiamo all’estrema destra la bella linea della goulotte. Risaliamo la pietraia alla base della parete e ci prepariamo comodamente al limite della neve. A causa dell’inevitabile affollamento dobbiamo aspettare un po’ alle soste ma quando la compagnia è buona l’attesa non pesa mai, rinunciamo tuttavia ad andare in punta al triangolo e ci godiamo le lunghezze di ghiaccio. Qualche ora dopo siamo di nuovo alla base a gustarci thè tiepido e panini con brie, pancetta e un paio di tavolette di cioccolata. Rimiriamo la parete godendoci l’ultimo sole e siamo concordi che come inizio di stagione non è male…

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