Sleep Eat Climb Repeat – Verdon Gorges

Sole, caldo, secchielli, birrette sdraiati in relax, falò di notte e musica a palla. No non è la cronaca di una vacanza al mare qualsiasi ma un condensato della nostro ultimissimo viaggio in Verdon. Ma riavvolgiamo il nastro e torniamo indietro.

Questo finale di anno ci prospettava due interessantissime occasioni: due ponti di quattro giorni da sfruttare al meglio. Detto ciò la scelta ricade su quattro giorni nelle gole del Verdon, ultima occasione dell’anno per goderci un po’ di placca old school. Partenza venerdì sera organizzata minuziosamente il pomeriggio stesso via gruppo Whatsapp: più incertezze che altro quindi. Meno male che il “bocia” (aka Lorenzino Gallo) ha fatto la spesa. Le macchine scoppiano di roba, tra piumoni in previsione del grande freddo e sgabelli per tutti. Più la birra ovviamente che viene stivata in ogni anfratto libero della punto di Ricca. Il Secret Spot, sponsorizzato dal buon Ravizza, è una piccola pineta poco fuori La Palud, senza acqua o altro, ma con una vista unica sulle Gorges al mattino.

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In realtà il grande freddo non arriva mai, anzi scalare al sole diventa difficile. Soprattutto quando i piedi iniziano a fare un male della madonna. Almeno in questo il Verdon non fa distinzioni: forti e non soffrono uguale. La placca grigia non perdona.

Un’altra costante della vacanza è lo svacco sul belvedere, solitamente La Carrelle, dopo essere usciti dalla via: birretta, pane e formaggio, sole, gipeti (che poi non si è capito bene se sono veramente gipeti), qualche base jumper e molti merenderos. In più il sabato sera lo passiamo al baretto di La Palud dove ci tuffiamo nella musica live di un gruppo francese che ci regala un finale di concerto sulle note di Bella Ciao. Il giorno dopo scorre normale: potremmo condensarlo in un veloce slogan del tipo “Sleep, Climb, Eat (Drink), Repeat”. Anche più volte durante il giorno. Ma è la sera che il gruppo si accende.

Stavolta abbiamo il fuoco e dopo cena la musica a basso volume non soddisfa l’animo festaiolo di Giova che in un momento di estrema lucidità alcolica sposta la macchina di fianco al fuoco, apre la portiera e spara a palla Gigi Dag.

E la serata decolla…….

E il giorno dopo sono cazzi amari. Personalmente ho serie difficoltà a pensare di scalare e la prima doppia mi provoca solo giramenti di testa. Ma anche gli altri del gruppo non li vedo benissimo, a parte i giovincelli che sono nettamente più tonici.

La cura Belvedere è un toccasana in questi casi e dopo aver fatto il mio con Anna su Heure Zerò (che lunghi i chiodi) ci svacchiamo a dormire al sole. E dopo birretta.

“Sleep, Eat, Climb, Repeat”

L’ultimo giorno la voglia rimane ma il braccio un po’ meno e quindi vietta plasir zigzagando un poco sulla parete in modo da andare a prendere i 6a più belli e facili. Sempre con i gipeti che maestosamente volano rasenti alle pareti.

 

Grazie a tutti e particolarmente a Mauri per una buona metà delle foto.

 

Nick

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