Cresta Est – Monviso

L’estate in laboratorio scorre abbastanza lenta ed è ormai finito il periodo frenesia pre-vacanziera in cui si cerca di mettersi l’anima in pace prima di partire richiedendo analisi chimiche a pioggia. In uno di questi noiosi pomeriggi, mentre vago cercando un modo per sfuggire a quei pochi compiti rimasti, Luca, mio compagno di stagiste sventure, se ne esce con una proposta inedita: “Andiamo a fare la cresta del Leone al Cervino”. Non sono un alpinista ma l’idea mi intriga e subito controllo la relazione su internet. Immediatamente mi passa la voglia ma ai miei tentennamenti Luca rimedia con una seconda offerta: “allora facciamo il Monviso per la Cresta Est”. La relazione stavolta mi lascia spazio per sperare e così, facilmente, organizziamo.

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La linea di salita è evidente. La cresta che sale verso destra al centro della foto

Il piano è semplice. Il primo giorno ci avviciniamo, montiamo la tenda e poi a nanna presto, mentre il secondo diamo l’assalto alla vetta. Facile facile.

Il primo giorno non riusciamo neanche ad arrivare al parcheggio del Pian del Re a causa del pienone di merenderos, previsto ma fortemente sottovalutato. Fortunatamente riusciamo ad incastrarci in una piccola Ford Ka di un generoso passante con diritto di parcheggio ai piani alti e superiamo indenni il primo ostacolo. Ci lasciamo subito alle spalle la folla e superata la sorgente del Po (me la aspettavo meglio però) ci incamminiamo verso il rifugio: dopo un’ora ho già le prime fitte alla milza e considerando le numerose ore di cammino preventivate per il giorno dopo mi scoraggio un pochino.

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La metà è però vicina e prima di montare la tenda proprio sotto al Re di Pietra ci godiamo un po’ di sano relax. Nonostante il viavai di persone che puntano al rifugio rimango colpito dal silenzio che ci circonda, un po’ opprimente e un po’ rilassante. Prevale però il senso di rilassatezza, complice anche una meravigliosa veduta sul lago ed una temperatura tutt’altro che rigida.

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Vista dalla tenda

Intanto ci raggiungono i nostri vicini di tenda che oltre a fornirci indicazioni sulla via di salita ci avvisano della presenza di una volpe molto poco intimorita dalla presenza umana e molto incline al furto. Sono giunte nel frattempo le 19.30 ed è quindi ora di cena a base di manzo cotto e poi subito a dormire che domani mattina la sveglia è presterrimo.

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Strani ritrovamenti in cresta.

Le tre di mattina arrivano veloci e la sveglia non manca un colpo ma la fatica del risveglio è compensata dalla magnifica stellata che si presenta davanti ai nostri occhi. Manco a dirlo si presenta la volpe che con noncuranza si avvicina in cerca di cibo nonostante la casa offra solo del pessimo caffè surrogato e biscotti. Basta e avanza per noi e carichi ci incamminiamo verso l’attacco della cresta. Un piccolo tratto su nevaio ci porta alla base dove inizia realmente la nostra avventura (almeno per me). L’itinerario non è difficile e procediamo spediti senza troppe difficoltà fino a circa metà, quando ci coglie l’alba, che illumina la pianura sotto di noi…. Pinerolo per intenderci…

La salita si rivela sempre piacevole, anche nei passaggi più esposti e difficili, e Luca non sbaglia un bivio. Inoltre il fatto di essere la prima cordata ci obbliga a studiare la linea di salita. Intanto ci raggiungono altre due cordate che noi cerchiamo invano di far passare avanti per avere modo di copiare il percorso almeno nell’ultimo tratto ma niente, ci tocca andare per primi. E per primi arriviamo in vetta dove ci aspettano le foto di rito e un po’ di manzo cotto (ancora!!).

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La discesa è infinita. Esplodo completamente a metà. Mi ricordo solo pietraie. E anche alcune pietraie. Però alla fine arriviamo alla tenda, e crolliamo. Il viaggio di ritorno non è finito perché c’è da raggiungere la macchina ma il riposo ci fa bene (in realtà solo io ne ho un bisogno estremo) e andiamo giù veloci.

Il giorno dopo cammino come uno struzzo, quando ci riesco, ma per fortuna posso cazzeggiare anche da seduto.

-Nick-

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