Il Wenden de noialtri

Venerdì pomeriggio. Preparo il prossimo esame di Analogica, fortuna questa materia sia tra le mie preferite e lo studio è quasi piacevole. Ricevo un messaggio da Andrea, propone una via al Mongioie per domenica. Subito mi attivo con le ricerche (alla faccia dello studio piacevole). Gli scrivo “Ho solo un paio di scarponi, non sono attrezzato per delle alpinistiche”, lui mi risponde “Parlavo di una via d’arrampicata sul più bel calcare del Piemonte! Poi se la fai in scarponi giuro che butto via la biografia di Berhault dal comodino e ci metto la tua foto! Vedi Rocca dei Campani, è un piccolo Wenden”.
Wenden, Wenden, Wenden…ma sì, Infinite Jest! La famosa via dei Ragni di Lecco, di cui è tratto l’omonimo film. E’ a questo punto che chiudo i libri e inizio a sognare: “Alla visione di queste pareti il gioco consiste nello scalarle in libera” dice Matteo Della Bordella, nel primo della serie di video che parlano del film. E così che, pompando la premessa, questo post racconta di una giornata di scalata stupenda.

Domenica mattina. La sveglia suona alle 5, la routine mattutina sempre la stessa: latte fresco, caffè doppio, fette biscottate e marmellata d’albicocche, biscotti alla crusca e zaino.
8.30 siamo quasi arrivati al Rifugio Mongioie. Ho la netta sensazione d’aver dimenticato qualcosa di importante, infatti arrivati al rifugio mi accorgo d’aver lasciato casco e ACQUA a casa!!! A volte la mia inesperienza è davvero disarmante ma stranamente Andrea non infierisce su di me. Sarà l’ora, o l’avvicinamento da un’ora e passa che ci aspetta, o semplicemente “o te magni sta minestra o te butti daa finestra”. Ci prestano un casco, zaino in spalla e partiamo.

Ore 10, si scala. Individuiamo Gram, oggi è lei la prediletta: 7b max, 7a obbl. In tutta onesta l’obiettivo è liberarla: ci sentiamo un po’ sboroni ma siamo determinati. Attacchiamo L1, parte su un piccolo diedrino marcio e sporco, dopo migliora ma tutto sommato non è un granché. Già dall’inizio capisco che la libera non sara facile, la chiodatura è decisamente sportiva e il 7a obbl si fa/farà sentire sicuramente.
L2, da qui in poi cambia tutto e sembra che la via abbia messo su un abito da sera. L’inizio è da subito intenso e dopo arriva un’elegante sequenza di blocco. Sulle piccole tacche verticali sembra quasi s’inizi un valzer, poi una stupenda
fessura agganciata porta in sosta. Andrea risolve la sequenza e passa veloce il blocco, è sulla fessura ma gliene si stacca un pezzo in mano e vola via. Gram è bella ma non si lascia conquistare facilmente.
L3 bello bello bello per la straordinaria sequenza poco prima dell’uscita in placca: un furioso cambio mano su una fessurina e piedi in spalmo alti. In sosta dedichiamo i nostri pensieri al nostro amico Cal, immaginando l’eleganza della sua scalata coi piedi in spalmo su questa via (Calo’ te vogliamo bene!).
L4 ci ha ingaggiati e non poco! Le relazioni parlano di un 7a ma noi conveniamo per un 7a A0. Il tiro ha una breve sequenza su tacche e buchi, poi la linea degli spit porta a destra di un piccolo tetto. Sospettiamo che a destra di questa linea si sia rotto qualcosa e che passando in libera più vicino al tetto sia molto più duro. Chiusa questa breve parentesi, superato il tetto, il tutto diventa più unico che raro: una serie di ribalte su placche lisce dove le tacche sono solo un dolce desiderio. Tiro sofferto in tutti i sensi ma davvero bello.
In sosta su L5, in vetta (o quasi, manca un ultimo tiro facile che decidiamo di non fare perché sconsigliato). Pensiamo al Colizza paccaro e ci chiediamo come si sarebbe ingaggiato lui, che le vie spittate “sistematicamente” le snobba a prescindere. “Non è terreno d’avventura” dice. In tanto al grido di un sonoro “Colizza culo” scattiamo la foto di rito e ci prepariamo per le doppie, una bella birra fresca ci aspetta al rifugio.

Siamo al rifugio per le 18 (beviamo acqua come cammelli), a Torino per le 20.

Gianluca R.
Photo & Credit: Andrea Milanesio

RECENSIONE: GRAM

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3 risposte a “Il Wenden de noialtri

  1. Bravi, grandi! Anche io avevo trovato L4 il tiro più duro in assoluto (salito os da Diego). “Colizza culo sempre!”

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