Un weekend.. poco Alpinistico

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C’erano giorni, sull’Atlantico, senza una nuvola all’orizzonte, in cui il mare e il cielo erano dello stesso azzurro profondo. In quei giorni un sole tagliente illuminava masse d’acqua in tumulto, le creste candide delle onde si strappavano in brandelli di schiuma, la nave rollava su quelle enormi montagne d’acqua e un vento implacabile sollevava un pulviscolo di spruzzi che accendeva fugaci arcobaleni attorno alla prua. Era quel genere di giorni per cui certe persone sarebbero pronte, sia pure in senso figurato, a dare la vita. Ma che la maggioranza darebbe qualsiasi cosa per evitare, non fosse altro che per paura della morte. O della vita.

Il Porto dei Sogni Incrociati – Björn Larsson

..e dopo un inizio travagliato, tra la perdita della barca inizialmente scelta, il terrore di non riuscire a salpare per mancanza di un equipaggio completo, l’incertezza sulle ferie di Giada, il reclutamento dei due coniugi de Roma: Clà e Patrì, la rinuncia di un membro dell’equipaggio e l’arruolamento all’ultimo di Dj-Ale, finalmente riusciamo a partire! e alle 23.30 di questo 30 maggio 2014, posso finalmente mettere piede su quello che sarà, per i prossimi 3 giorni, il nostro veliero pirata: una Hanse 47,  La Grande Dame.

Dopo una notte trascorsa attraccati al porto di Mentone Port Garavan, Sabato mattina siamo pronti a mollare gli ormeggi e iniziare questa bella avventura a bordo della barca battente bandiera Senzala… ma prima: assalto alla farmacia per rifornirci di medicine contro il mal di mare. Purtroppo però, la farmacia omeopatica di Mentone non possedeva i famigerati cerotti contro il patimento, perciò sono riuscita a recuperare solamente delle pastigliette omeopatiche, le Cocculine… risultato: dopo neanche un quarto d’ora dalla partenza, a neppure 2 miglia marine di distanza dal porto di Mentone, ero già a prua che svomitazzavo battezzando la Grande Dame e aggiudicandomi il titolo di Pirata Vomitino! (tanto per giustificarmi un un po’: il cielo era nero, pioveva e il mare era alquanto mosso però, eh!).

Il sabato perciò, dopo un primo momento di entusiasmo  durante la partenza (durato veramente pochi minuti), l’ho passato sdraiata, pallida, con la nausea e il vomito, sgranocchiando gallette di riso e pane secco, ingurgitando ste maledette Cocculine che non sembravano servire un granchè, e soprattutto, infrangendosi i miei sogni sulla vita piratesca, rimpiangendo di non essere andata a scalare con il resto dei ClimbingCasuals!

Le ore di tortura passano e finalmente al calar della sera, ci attracchiamo in una baietta affianco all’isola Saint-Honorat (nei pressi di Cannes) dove spicca un magnifico castello sul mare; e con mia grande gioia decidiamo di sbarcare a terra per visitare l’isoletta che scopro essere abitata unicamente da monaci francescani. Cercando di fare di tutto per ritardare la risalita in barca, divenuta ormai la mia più grande ossessione, e desiderando di essere in cima a qualche montagna sperduta sulle Alpi, sono giunta alla reale  conclusione di essere un Pirata di Terra e non di Mare.

Fortunatamente però il mare si era calmato, il cielo riaperto scoprendo una magnifica stellata, sulla mia faccia stava ritornando un po’ di colore e Patrì, il nostro cuoco Romano, ci aveva cucinato una cenetta deliziosa. La terribile giornata di Sabato, si è quindi conclusa in bellezza: con patate al forno e capocollo, Cotes du Rhone, belle chiacchiere pasteggiando a Rhum e cioccolato fondente, raccondo della storiella di come caricare la Pipa e  avvistamento di 4 stelle cadenti…

Domenica mattina: bagnetto mattutino tonificante per iniziare al meglio la giornata, prova di risalita dell’albero maestro e perdita di anni di vita del Pirata di Terra per lo scagozzo dovuto all’oscillazione della barca amplificato dall’altezza, cazza la scotta della randa, bomaaa, drizza la vela, molla gli ormeggi, .. ripartitiii!

Sole, venticello, vele in poppa, brezza di mare che ti scompiglia i capelli, delfino che spunta dall’acqua!, musichetta ska-reggae di Alton Ellis, sprizzettino, sole caldissimo, crema, bagnetto legati ad una corda e trascinati dalla barca, risalita della vela, birrette ghiacciate, altra baietta, pranzetto con ricci di mare raccolti dal super cuoco, altro bagnetto, mare, sole e insolazione, pennichella, approdo a Villefranche e sbarco di Giada e Sossego, tramonto sul mare, costruzione di una favolosa lanterna fabbricata dal Capitano, cenetta romana, gioco stupidissimo e incomprensibile per il mio povero cervelletto (Chin chin-Flute), rhum, pioggierella, notte, sonno, Zzzz …

Ultimo giorno: ritorno verso il porto di Mentone e giornata molto simile alle altre, se non per la nostaligia crescente per l’imminente abbandono della barca.. Infine la giornata si conclude, come per i miei compari ClimbingCasuals, con l’imbottigliamento nell’interminabile coda di Ormea, furbescamente tagliata passando per le scorciatoie immerse nel bosco…

Contentissima di aver provato questa fantastica esperienza, seppur il Pirata di Terra apprezzi il mare maggiormente se lo si osserva da lontano o lo si assume in piccole dosi con la possibilità di sbarcare a terra, saluto l’equipaggio della Grande Dame, i miei grandi e indimenticabili compagni di viaggio:

  • La Dj Arianna, che in realtà si chiama Ale
  • Il nostro Skipper-Capitano, Loz
  • Il Fotografo più tranquillo di tutto il Mediterraneo, Sossego
  • La Perla Polposa della Costa Azzurra, Giada
  • Il Cuoco-Cacciatore, Patrì
  • L’Anguilla-Macaco, Valentona
  • La Donna con la Pipa, Claudia, la cui arguzia e filosofia vi stupirà moltissimo
  • e infine io, il Pirata di Terra, Ameba sul mare!

Melì

“…Il Mare non è mai stato amico dell’uomo. Tutt’al più è stato complice della sua irrequietezza…”

Joseph Conrad

 

 

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