Sodoma&Gomorra

Quale miglior modo per spezzare la monotonia di una noiosa settimana di un’uscitina in cerca di ghiaccio?! Così, approfittando di quest’ultimo semestre da studente, colgo l’invito di Paolo in cerca di compagni e propongo di andare a dare uno sguardo a Sodoma e Gomorra, in Valpelline, Valle d’Aosta. Sodoma è una cascata che mi ronzava in testa dall’anno scorso e per fortuna i soci si dimostrano subito d’accordo, dalle informazioni che riusciamo a raccogliere valutiamo la cascata poco pericolosa per quanto riguarda le slavine, in più una relazione di pochi giorni fa ci convince definitivamente. All’ultimo ci assale qualche dubbio per via delle alte temperature di questa improvvisamente mite fine d’inverno, decidiamo tuttavia di provare lo stesso. Detto fatto ci ritroviamo come sempre troppo presto (ma insolitamente anche troppo caldo), il viaggio scorre via veloce, a Ivrea ci incontriamo con Davide e arrivati a Ollomont ci fermiamo per un caffè. La pausa colazione si trasforma in un abbondante “brunch” con pane, salame, formaggio e cappuccino, nessuno sembra aver fretta di partire. Tuttavia anche l’enorme panino finisce e siamo costretti ad andare. Arrivati al parcheggio la cascata è subito visibile e le condizioni sembrano buone. Altre cordate sono già operative e s’incamminano per l’evidente e comodo sentiero d’accesso. Tempo di prepararci e partiamo anche noi, alla base di Sodoma una cordata ci precede e altre due sono in azione sulle cascate circostanti, aspettiamo senza impazienza il nostro turno e poi ci godiamo anche noi un po’ di puro divertimento. Le condizioni sono buone come ci aspettavamo, il primo tiro scorre liscio e la “candela” è un piacere da scalare, aerea e abbondantemente addomesticata dai passaggi precedenti. Ci caliamo che il sole lambisce il margine superiore della cascata. Insoddisfatti attacchiamo la vicina Gomorra, approfittando del sole che ci scalda la scaliamo in tre divertentissimi tiri, di cui l’ultimo il più bello. Scendiamo a piedi reperendo un sentiero che aggira la bastionata a sinistra (faccia a monte) e in breve siamo di nuovo agli zaini. Giù di corsa verso la macchina, ma la giornata è ancora lunga. Durante il viaggio di ritorno rimaniamo “incagliati” all’osteria dell’isola dove una merenda a dir poco impegnativa ci trattiene più a lungo del previsto costringendoci poi a diversi giri di genepì per digerire prima di riprende il periglioso viaggio per Torino, dove ci saluteremo solo a serata inoltrata. Morale della giornata: 6 divertentissimi tiri di buon ghiaccio (di cui 3 su Sodoma dove ci siamo concessi un ulteriore tiro salendo la base della colata anche sul lato dx) e un’ottima e abbondante merenda, what else?!

Un piccolo aiuto per coloro che oltre al buon ghiaccio apprezzano anche il buon cibo:

Osteria dell’isola

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